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CICOP Italy

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Nina Avramidou (President) This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it
Benedetta Maio (General Secretary) This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

 

 

 

 

 

 


CONVOCAZIONE ASSEMBLEA GENERALE

del CICOP Net Confederation

E’ convocata l’Assemblea Generale della Confederazione CICOP NET per il giorno 30 Ottobre 2013 alle ore 8.30, presso la Istanbul Kemerburgaz University, aula magna, sede dove si celebrerà la Cerimonia di Chiusura della BRAU2, con il seguente Ordine del Giorno:

  1. Proposte di modifica dello Statuto e Rinnovo del Comitato Direttivo.
  2. Rendiconto esiti BRAU2.
  3. Sede e Presidente della BRAU3.
  4. Proposte di sede per la celebrazione del 6th International Congress H&mH, (Hazards and modern Heritage): Risks and remedies.

Siete pregati di essere puntuali in quanto la cerimonia di Chiusura della BRAU2 è prevista alle 10.30

Orvieto, 30 Agosto 2013

 


Dal 15 al 30 Ottobre 2013, lungo l'asse culturale BRINDISI - ISTANBUL, avrà luogo la

2° Biennale del Restauro Architettonico e Urbano (BRAU2)!

Cliccate sul link seuente per consultare la Mappa degli Eventi della BRAU2
e per informazioni relative alle modalità di partecipazione
(il sito viene costantemente aggiornato):

 

http://goo.gl/maps/IvU4E


La Confederazione dei Centri Internazionali per la Conservazione del Patrimonio Architettonico è stata Costituita la mattina del  9 Gennaio 2012 a Firenze, nel Palazzo Vegni, nel comparto dell’Università di Firenze che ospita da quindici  anni la sede operativa del Centro CICOP.Italia, fondato nel 1994, che ne è il promotore.


L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce ne è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed approfondimento continui: cercare di saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”, dall’”Inferno dei viventi” di Italo Calvino.

 

Tutela cosapevole e valorizzazione compatibile
del patrimonio culturale


Nell’area della protezione e rivalorizzazione del patrimonio culturale e naturale persiste da alcuni decenni una cultura di tipo labirintico, come riflesso inevitabile di un mondo complesso, fatto di eventi sociali, economici e d’innovazioni tecnologiche che si evolvono rapidamente ed in modo imprevedibile, influendo sulle proprietà istituzionali dei vari contesti organizzazionali.

Un modo di interpretare le situazioni di crisi emerse dai dibattiti sviluppatisi durante il 5° Congresso Internazionale CICOP, è quello cercare di individuare, da un lato, le nuove regole che governano le nostre città ed in particolare i nostri centri storici: regole di mercato, regole di concorrenza, regole di Borsa, regole antitrust, e dall’altro i nuovi bisogni sociali che derivano dai processi di cambiamento che scaturiscono da queste nuove regole.

Questi bisogni sono emersi chiaramente in questi giorni, ed anche se sono presenti e diffusi da tempo nelle nostre realtà sociali, non hanno tuttavia ancora assunto configurazioni istituzionalizzate; per cui, si recepisce impellente un bisogno di:

Informazione, socialmente accessibile, sui settori decisionali degli interventi volti alla salvaguardia e alla valorizzazione dell’ambiente costruito e quello naturale, sull’innovazione tecnologica nel settore del restauro e sulle fonti energetiche alternative.

Formazione, di aggiornamento culturale e professionale che riguarda tutti gli attori del processo di riprogettazione (imprenditori, professionisti, amministratori, utenti, ecc.), essendo il mercato edilizio attuale, almeno in Europa, fortemente condizionato nel suo complesso dalla capacità innovativa e competitiva.

Cultura del recupero e riuso, se vogliamo rinnovare l’esistente.

Appartenenza ad una comunità dei luoghi e dei tempi, in cui riscoprire le proprie origini culturali; un forte desiderio di ritrovare e ricomporre percorsi e significati, tanto forte, da assumere oggi, addirittura una dimensione strategica.

Trasparenza, sia negli ambiti gestionali che in quelli decisionali, che è conseguenza diretta delle potenzialità d’informazione dei mass-media.

Filtering dell’informazione, diretta conseguenza del forte sviluppo che hanno avuto nei due ultimi decenni le tecnologie informatiche, nel settore del restauro.

Esiste, infine, un forte bisogno di socialità, che è conseguenza della limitazione dei contatti interpersonali diretti, che deve tradursi in parametri di progetto dell’esistente.

Ed è anche per questo che nei centri storici, ricchi di testimonianze del passato, assistiamo a nuove forme di conflitto verso le regole di governo amministrativo, che portano al nomadismo regionale ed urbano. Accade, perciò, che quanto non si è soddisfatti delle strutture offerte, piuttosto che entrare in conflitto diretto con le amministrazioni di appartenenza, si preferisce andare alla ricerca di altri luoghi che diano risposta ai propri bisogni.

L’interpretazione e l’analisi di queste problematiche complesse legate ai fenomeni di “globalizzazione” cui tutti noi assistiamo, richiede un’attento studio dei fenomeni complessi che li governano, che sembra essere fattibile con maggior successo in contesti territoriali limitati (comuni o regioni), quando si riescono a vincere le settorialità degli interessi. Le più avanzate esperienze territoriali a questo riguardo si configurano con sistemi che funzionano a “rete”, e che prevedono:

 

  • divisione tecnica delle competenze rispettando le specializzazioni delle funzioni presenti in un certo luogo;
  • struttura orizzontale di riferimento ad un centro dotato di esclusive funzioni di coordinamento;
  • flessibilità delle funzioni specializzate in relazione alla realizzazione di sinergie tra enti ed organismi di diversa natura;
  • valorizzazione delle risorse tecniche ed organizzative locali, nel massimo rispetto delle caratteristiche peculiari del territorio interessato.

 

La prospettiva indicata dai sistemi a “rete”, è quella di un sistema integrato di procedure che connettono funzioni altrimenti disperse e inefficienti: attori pubblici e privati possono consociarsi in un sistema di relazioni – azioni congiunte, che consentano l’avvio e la concretizzazione di iniziative realistiche d’intervento sull’esistente, molto significative per la comunità locale.

Questa prospettiva si presenta facilitata nei centri storici medio-piccoli o nelle periferie metropolitane, dove è possibile concentrare risorse su un territorio-sistema di cui siano già individuabili confini, strutture latenti di solidarietà ed esperienze di governo micro territoriale.

Viceversa, nelle città storiche come Firenze, Lisbona,  Praga, Sarajevo, Atene, … questa prospettiva appare più complessa. Ricerche condotte su metropoli europee hanno messo in evidenza una dicotomia tra logica dell’efficienza e della prestazione e le realtà quotidiane degli individui fatta spesso di solitudine, angoscia e silenzio.

Le potenzialità della dimensione locale risiedono, oltre che nella più limitata dimensione della scala dell’intervento, anche nelle possibilità di rintracciare appartenenze territoriali, tracce di identità, residui di relazioni comunitarie e/o di tipo solidaristico, frammenti di identificazione con luoghi, ambienti, culture, cioè tutte le risorse attraverso cui un intervento pubblico-privato– può intraprendere esperienze di innovazione e di sperimentazione.

Anche se non ancora chiaro, e del tutto comprensibile, si stanno evidenziando tuttavia segnali di grandi mutamenti strutturali e sociali che preannunciano una nuova reinterpretazione delle famose carte di restauro, ripartendo da quella di Venezia. C’è stata distruzione e deformazione – è vero – ma anche un’incessante riaffiorare di antiche identità del territorio che hanno consentito tenaci continuità nel tempo e nello spazio.

Ma ciò che rende ancora più attuale e stimolante la volontà di misurarsi diversamente con il complesso settore del restauro, è la compresenza che oggi sembra potersi cogliere fra l’offerta e la domanda di spazi collettivi e nuclei abitativi.

L’offerta in particolare delle città storiche, è ancora in grandissima parte legata, nelle espressioni qualitative dei loro nuclei antichi. Sono le città storiche, infatti, che continuano ad offrire i loro spazi sapienti, le loro architetture, la loro bellezza come in una sorta di veri e propri laboratori di cultura.

La loro è un’offerta generosa ma nello stesso tempo anche disarmata, perché esposta alle minacce quantitative della nostra società (turismo, emigrazioni di massa, ecc..); e se è vero che oggi c’è una maggiore attenzione al “riuso”, alla “protezione ed integrità dei valori”, e alla “sostenibilità”, è pur sempre vero che dietro tali concetti si nascondono equivoci concettuali e pericoli reali. Come, ad es. l’uso mercificato delle “città d’arte”, sempre più vuote di abitanti e sempre più assediate e riempite di destinazioni incompatibili.

Allo stesso tempo, gli interventi più recenti di riqualificazione del patrimonio architettonico che impiegano tecnologie sostenibili sembrano essere economicamente più onerosi, in quanto progetti sempre e necessariamente pilota – e  perciò sperimentali – in cui occorre investire maggiori risorse rispetto agli interventi tradizionali.

Esistono invece – forse già da tempo, forse da millenni – modi più semplici di affrontare il problema, rivalutando esclusivamente il ruolo della forma e ottimizzando le scelte tecnologiche (e materiche in particolare), che il restauratore è chiamato a compiere.

L’assenza di questa cultura incide fortemente sulla capacità di poter gestire correttamente i processi di recupero delle costruzioni storiche, che tante regole e norme comportamentali potrebbero insegnarci.

E’ necessario infine saper riconoscere nel patrimonio culturale e naturale le diverse forme di regionalismo, che vanno reciprocamente integrate tra loro, che sono:

un regionalismo dei caratteri ambientali, che definisce le interazioni dell’edificio con le proprietà del sito adattandone l’involucro alla luce, al clima e all’aria locali (tipi di cielo, latitudine e geometria solare, meteorologia, ecc.);

un regionalismo dei caratteri distributivi, basato sulle strutture organizzative, contrassegnate dalle consuetudini delle istruzioni esistenti e dalle relazioni con i sistemi reticolari degli spazi urbani delle città;

un regionalismo dei caratteri costruttivi e tecnologici, riferito ai materiali locali e alle abilità di edificare e di produrre finiture che si riscontino localmente;

un regionalismo dei caratteri stilistici, linguistico-architettonici e storici, che derivano dalla lettura dei sistemi simbolici presenti nei monumenti, attraverso specifiche elaborazioni progettuali.

Se grande attenzione è stata posta negli ultimi due decenni in progetti integrati ed interdisciplinari, è anche vero che tutto ciò è rimasto ancora troppo spesso a livello di esperimento o di dissertazione accademica. Sembra, per questo, giunto il momento di richiamare l’attenzione principalmente su due fatti:

  • che la riprogettazione dell’esistente debba passare attraverso la rilettura dei risultati – consolidati e verificati su ampia scala- ottenuti “spontaneamente” dalle diverse espressioni del regionalismo architettonico, risultati che esprimono sempre livelli reali di fattibilità;
  • che gli interventi di riqualificazione su contesti architettonici en luoghi che testimoniano modi di vita significativi per la nostra identità culturale e senso di appartenenza, i quali sono sostenuti dalla comunità europea ed internazionale, pur coinvolgendo da protagonisti gli utenti ed i tecnici locali, devono coinvolgere anche esperti provenienti da più paesi europei o anche extraeuropei. E’ solo da un confronto diretto di esperienze e risultati che pervengono da più paesi, che possiamo sperare di percorrere correttamente la strada dell’innovazione della cultura del restauro.

Con questo spirito ci proponiamo di impegnarci nel prossimo futuro per la salvaguardaia del Patrimonio Culturale, nell’ambito della Confederazione Internazionale CICOP.Net, forti dell’esperienza maturata in vent’anni di attività nell’ambito dei Centri  Internazionali per la Conservazione del Patrimonio Architettonico – CICOP.

 

Prof. Arch.  Nina Avramidou

Presidente della Confederazione CICOP-Net (per il quadriennio 1012-1016)

 

NEWS

The first World Culture Forum was held in Bali, Indonesia between 23-27 November, 2013

Initiated by the President of the Republic of Indonesia H.E Mr. Susilo Bambang Yudhoyono and organised by the Indonesian government, the first World Culture Forum (WCF) was held in Bali, Indonesia between 23-27 November, 2013.

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How to join the

International Organizing Committee (COIn)

for the 2nd Biennale of Restoration BRAU2

Invitation addressed
to the members of the
Confederation CICOP Net
and colleagues interested in participating
in the event actively

Deadline: 31/01/2013

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5th International Conference

on Hazards and Modern

Heritage

 

SARAJEVO APRIL 22-24 2013

 

CONFERENCE THEME:

Modern heritage

between

upgrading and preservation

Risks and Remedies

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2nd Specialty International

Conference

 

OSTUNI MAY 10-12 2013

 

CONFERENCE THEME:

Monumental cemeteries

Knoledge, conservation

and restyling

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OLD NEWS

 


 

Viaggio di studio

"Save a piece of history"

a RODI, Grecia

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Costruzioni in muratura mista

al cemento armato realizzate

in epoca fascista

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Construction

of earth made ​​of masonry

with seismic problems

::::::::::::::::::::::::::::::

Process of Rehabilitation

and strengthening

of earth constructions

with seismic concerns

 

Introduce Nina Avramidou

Santa Verdiana

Facoltà di Architettura di Firenze

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